E’ il Natale di chi? 

Di Colui che si è reso incontrabile perché la vita rifiorisca


Non ha sdegnato di esser vestito di caduche spoglie e provar gli affanni di funerea vita. Seppur lontano dalla fede cristiana, pochi sanno richiamarci come Giacomo Leopardi al vero senso delNatale, l’incarnazione di Dio tra gli uomini.
Ci riferiamo alla poesia “Alla sua donna”, che il poeta dedica alla Bellezza che traluce dal volto della donna, cioè ciò di cui la donna è segno. L’Ideale reso, da Leopardi, un Qualcuno a cui rivolgersi, di cui ha nostalgia, che sente lontano. «Se dell’eterne idee l’una sei tu, cui di sensibil forma sdegni l’eterno senno esser vestita, e fra caduche spoglie provar gli affanni di funerea vita; o s’altra terra ne’ superni giri fra’ mondi innumerabili t’accoglie. E più vaga del Sol prossima stella t’irraggia, e più benigno etere spiri; di qua dove son gli anni infausti e brevi, questo d’ignoto amante inno ricevi».
Fu il teologo milanese don Luigi Giussani a percepire per primo l’inconsapevole portata cristiana di questi versi. «Questa è stata la strofa che mi ha travolto – lo posso dire – la vita», ha raccontato. «Perché questa è una sublime preghiera. Mi sono detto: che cosa è questa Bellezza col B maiuscolo, la Donna col D maiuscolo? E’ quel che il cristianesimo chiama Verbo, cioè Dio. La Bellezza col B maiuscolo, la Giustizia col G maiuscolo, la Bontà col B maiuscolo, è Dio. La preghiera dell’uomo a che Dio gli diventi compagno ed esperienza. Allora, non solo questa Bellezza non ha sdegnato rivestire l'”eterno senno” di carne umana, non solo non ha sdegnato di “provar gli affanni di funerea vita”, ma è diventato Uomo ed è morto per l’uomo» (L. Giussani, “Le mie letture”, Bur 2008, p.30)
Il grido di Leopardi è una preghiera perché questo Ideale gli diventi compagno, anche se si accorge di essere un suo ignoto amante. Da cristiani diciamo che Leopardi cercava Colui che già si era reso incontrabile dagli uomini. “Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”, dice il vangelo di Giovanni (Gv 1,11). «Ignoto amante fra i suoi, venne a casa sua e i suoi non l’hanno riconosciuto», annota con amarezza don Giussani.
Leopardi è l’uomo moderno che corre frenetico in queste ore per gli ultimi acquisti, gli ultimi preparativi. C’è da festeggiare il Natale. Natale di chi? Non si sa, ma va festeggiato,  tutto dovrà essere perfetto. Cosa attendiamo con tanto fermento? Cambierà forse qualcosa passate le feste? Il Natale trasformato in uno dei tanti idoli in cui, inconsapevolmente, l’uomo ripone la speranza di un cambiamento, di un’esperienza di soddisfazione. Un bene, un senso che riempia la vita. Cittadini del mondo, ci dice San Paolo, «passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto», ho visto alberi addobbati a sfinimento, luci accecanti e code infinite nei centri commerciali. «Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio». Egli è entrato nel mondo «per mezzo di un uomo» (At 17,22).
Il Senso della nostra esistenza non ha sdegnato di provar gli affanni di questa vita. La vita rifiorisce dall’incontro con Lui, come ha descritto beneAlda Merini. Mi ha «enormemente sorpreso che da una riva all’altra di disperazione e passione ci fosse un uomo chiamato Gesù. Io lo conosco: ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi, ha accarezzato le mie viscere, imbiancato i miei capelli per lo stupore. Mi ha resa giovane e vecchia a seconda delle stagioni, mi ha fatta fiorire e morire un’infinità di volte. Ma io so che mi ama e ti dirò, anche se tu non credi, che si preannuncia sempre con una grande frescura in tutte le membra come se tu ricominciassi a vivere e vedessi il mondo per la prima volta. E questa è la fede, e questo è Lui, che ti cerca per ogni dove anche quando tu ti nascondi per non farti vedere» (A. Merini, “Corpo d’amore – un incontro con Gesù”).

Commenti