SENZA GESÙ NON E  PASQUA

E’ una Pasqua diversa e certamente più sommessa quella che ci ritroviamo a vivere oggi. Dagli orrori del terrorismo alle grandi incertezze delle popolazioni sempre più impoverite, dai giovani senza lavoro alle moltitudini di persone emarginate a causa delle tante ingiustizie sociali, la Pasqua di Gesù risorto appare come una fiaccola di speranza accesa nel buio delle tenebre e del caos più esteso. Gesù bussa al nostro cuore ricordando ai cristiani assopiti nella propria fede che il “passaggio” dall’oscurità alla luce, dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà è un evento realizzabile nella quotidianità.
Il peccato, le tenebre non hanno l’ultima parola perché il Risorto entra nelle nostre case e fa comprendere all’uomo che su questa terra non è più solo: ha un futuro, delle radici profonde, non è frutto del caso, ma è tempio e comunione con Dio Amore. La pace promessa dal Messia è per chiunque abbia il coraggio di entrare dentro se stesso e scoprire che la propria interiorità non è un sepolcro vuoto. La Pasqua è un risvegliarsi dai tanti torpori e da quell’indifferenza che può renderci insensibili e disumani. L’uomo può imparare ad accorgersi degli altri, immergendosi nella sinfonia della vita, comprendendo il suo posto nella storia e il progetto pensato per lui fin dal suo concepimento.
L’auspicio è che oggi le famiglie stiano realmente insieme per riconciliarsi e dimenticare gli errori del passato così da ricominciare ancora una volta. Con lo spirito di Gesù questo è possibile. L’annuncio pasquale viene sperimentato da milioni di persone che si impegnano a testimoniare il Vangelo con fedeltà e gioia, senza mai tirarsi indietro bensì accompagnando il prossimo verso un’esistenza migliore. Il tradimento, il supplizio, la crocifissione e la morte di Gesù, mostrano che non c’è rinascita senza sacrificio, cambiamento senza rinuncia ai propri egoismi.
Il messaggio dell’intensa Via Crucis presieduta venerdì da Papa Francesco al Colosseo ha evidenziato il volto buono dell’umanità, ma anche le atrocità che sconvolgono il mondo. “O Croce di Cristo – ha affermato il Pontefice – ancora oggi ti vediamo nei dottori della lettera e non dello spirito, della morte e non della vita, che invece di insegnare la misericordia e la vita, minacciano la punizione e la morte e condannano il giusto. O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo eretta nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati con le spade barbariche e con il silenzio vigliacco. O Croce di Cristo ti vediamo ancora oggi nei fondamentalismi e nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze”.
I tragici fatti di Bruxelles sembrano indicare che siamo soltanto all’inizio di una stagione in cui si cercherà di mettere una religione contro l’altra per spaccare l’umanità rendendola nemica di se stessa. E’ vero che la persecuzione dei cristiani è in aumento in moltissime regioni del mondo e questo rivela il problema politico di un sistema incapace di valorizzare le diversità, proteso soltanto a usare ogni cosa per il raggiungimento di interessi di parte. Un ingranaggio diabolico è alla base di queste orribili sciagure, dove sono sempre gli innocenti a pagare.
Non basta più il solito compianto dei politici o le loro passerelle mediatiche.Occorre proseguire la lotta contro chi promuove il terrore anche sul piano ideologico. Qualunque linguaggio che adotti la violenza non aiuterà mai a riconciliare i popoli. La risposta al jihad non sarà fomentare la vendetta: l’unica “arma” da usare è quella del dialogo incessante e della volontà di pace. I cristiani giocano un ruolo fondamentale per il bene comune, ma c’è il rischio di lasciarsi ingannare per trenta denari abbandonando i propri principi e consegnando alla distruzione i propri figli. Incessante deve essere l’impegno di tutti per trasformare questa cultura di morte in vita nuova capace di rinnovare la faccia della terra. 
Buona Pasqua a tutti.

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