Martedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;
siate simili a quelli che aspettano il loro padrone
quando torna dalle nozze,
in modo che, quando arriva e bussa,
gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli;
in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi,
li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba,
li troverà così, beati loro!».
Lc 12,35-38
(Paolo Curtaz)
Stiamo pronti, dice il Signore.
Stiamo pronti: il padrone torna nel cuore della notte,
quando meno ce lo aspettiamo.
Viene senza preavviso,
viene e si aspetta di trovarci svegli ad aspettarlo.
È così, il Signore:
ne abbiamo sentito parlare (benedetto chi parla di Cristo con credibilità e passione!),
abbiamo approfondito la sua conoscenza,
partecipando a dei gruppi di catechesi,
a delle giornate di spiritualità,
abbiamo letto qualche libro che ci parlava di lui,
magari ci siamo confrontati con un prete...
E la nostra prospettiva è cambiata:
la fede non è un insieme di credenze stantie e inutili
e i cristiani non sono tutti dei beghini pettegoli e frustrati...
Abbiamo conosciuto qualcuno che ha ammesso
candidamente di avere conosciuto Gesù,
di averne sentita la presenza.
Allora abbiamo sentito il nostro cuore accendersi,
la nostra curiosità crescere, giorno per giorno.
Sì: le cose ora tornano, tutto si tiene,
è credibile e più aumentano i dubbi
e più le risposte arrivano a formare un saldo percorso,
una ragionevole visione della vita.
E nel cuore nasce la preghiera:
vieni, Maestro, fatti incontrare.
Ecco, che il Signore trovi sulle nostre labbra
questa preghiera quando verrà, qui,
e alla pienezza dei tempi......

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