Papa Francesco si commuove in Albania 
dopo aver ascoltato la storia di don Ernest Simoni, 
sopravvissuto alla prigionia e alle fucilazioni 
durante il periodo del regime comunista.



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Padre Simoni venne arrestato dalla polizia comunista nel 1963, avrebbe riassaporato la libertà soltanto nel 1990,
dopo una vita ai lavori forzati.
«Mi dissero: tu sarai impiccato come nemico perché hai detto al popolo che moriremo tutti per Cristo se è necessario».
Lo hanno torturato, accusato di aver detto una messa di suffragio
per l’anima del presidente Kennedy morto un mese prima,
che «io celebrai secondo le indicazioni date da Paolo VI
a tutti i sacerdoti del mondo».
Nella cella d’isolamento portarono un suo amico
col compito di spiarlo,
e siccome don Ernest continuava a dire che
«Gesù ha insegnato ad amare i nemici e a perdonarli,
e che noi dobbiamo impegnarci per il bene del popolo»,
la pena di morte gli fu commutata ai lavori forzati.
«Durante il periodo di prigionia,
ho celebrato la messa in latino a memoria,
così come ho confessato e distribuito la comunione di nascosto». «Con la venuta della libertà religiosa - ha concluso il sacerdote -
il Signore mi ha aiutato a servire tanti villaggi
e a riconciliare molte persone in vendetta con la croce di Cristo, allontanando l’odio e il diavolo dai cuori degli uomini».

Dopo l'abbraccio la commozione del pontefice.

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