«Quella del missionario è una vita molto difficile.
Come si fa a testimoniare l’amore,
quando tre consorelle sono state uccise così brutalmente,
forse per un orologio di nessun valore?
Noi, quando andiamo, andiamo avanti.
Nel senso che nel nostro paniere mettiamo in conto tutto,
fin dal primo giorno del cammino missionario.
Durante la guerra del 1993, ogni mattina mi svegliavo
e mi dicevo: stasera tornerò vivo a casa?
Noi siamo legati ad una cosa sola:
a quel pizzico di speranza da portare in giro
per creare il mondo nuovo,
e nasce anche da drammi come questo che ci tocca da vicino.
Ai miei ragazzi lo dico sempre: vogliamo essere delle persone
che cambiano il mondo?
Se lo vogliamo veramente dobbiamo mettere in conto tutto.
Anche la Croce».......
(Claudio Marano, missionario saveriano a Bujumbura (Burundi), “Avvenire”)

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