Reyhaneh Jabbari, 
la lettera alla madre prima di essere impiccata: 

"Accuserò i giudici di fronte a Dio, 
ora dona i miei occhi" 

"Mia dolce madre, l'unica che mi è più cara della vita, 
non voglio marcire sottoterra. 
Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore 
divengano polvere. 
Accuserò gli ispettori, il giudice e e i giudici della Corte Suprema 
di fronte al tribunale di Dio".

Con queste le parole Reyhaneh Jabbari, 
la donna iraniana di 27 anni impiccata nel suo Paese 
l’alba di sabato scorso per aver ucciso l’uomo 
che aveva tentato di stuprarla, 
ha salutato la madre. 
Una madre condannata a sopravvivere alla figlia, 
ad assistere alla sua immolazione.
Ma le disposizioni di Reyhaneh sono precise: 
"Non voglio che tu ti vesta di nero per me. 
Fai di tutto per dimenticare i miei giorni difficili. 
Dammi al vento perché mi porti via".

A nulla sono valsi gli appelli internazionali di Papa Francesco, 
di Amnesty International, 
del ministro degli Esteri Federica Mogherini 
e di tanti intellettuali iraniani per salvare la giovane donna 
dal suo destino. 
Cinque anni nel braccio della morte sono finiti con la forca. 
Scrive così Reyhaneh,. in una lettera pubblicata sull'Huffington Post :

"Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni.
Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. 
Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città 
e dopo qualche giorno la polizia ti avrebbe portato all'obitorio 
per identificare il mio corpo 
e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. 
L'assassinio non sarebbe mai stato trovato, 
dato che noi non siamo ricchi e potenti come lui."

Ma le cose sono andate diversamente. 
Reyhaneh ha trovato la forza per reagire 
e uccidere chi voleva violarla. 
Un coraggio che è stato premiato con la morte, la sua.

"Con qual maledetto colpo la storia è cambiata. 
Il mio corpo non è stato gettato da qualche parte 
ma nella tomba della prigione di Evin. 
e della sua sezione di isolamento. 
Ma arrenditi al destino e non lamentarti. 
Tu sai bene che la morte non è la fine della vita. 
Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo 
per fare esperienza e imparare la lezione 
che a ognuno che nasce viene 
messa una responsabilità sulle spalle. 
Ho imparato che a volte bisogna lottare. 
Tu ci hai insegnato, quando andavamo a scuola, 
che si deve essere una signora 
di fronte alle discussioni e alle lamentele. 
La tua esperienza era sbagliata. 
Essere presentabile in tribunale 
mi ha fatto apparire come un'assassina a sangue freddo. 
Non ho versato lacrime. 
Non ho implorato. 
Non mi sono disperata perché avevo fiducia nella legge. 
Ma sono stata accusata di rimanere indifferente 
di fronte a un crimine. "
Alla bellezza che salverà il mondo, 
non ci credeva Reyhaneh.

"Il primo giorno in cui alla stazione di polizia 
una vecchia agente zitella mi ha schiaffeggiato per le mie unghie, 
ho capito che la bellezza non viene ricercata in questa epoca. 
La bellezza dell'aspetto, dei pensieri e dei desideri, 
una bella scrittura, la bellezza degli occhi e della visione 
e persino la bellezza di una voce dolce".

Poi le ultime volontà consegnate alla madre, 
lei che dovrà imparare a convivere col vuoto.

"Prega perché venga disposto che, 
non appena sarò stata impiccata, 
il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le mie ossa 
e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata 
venga presa dal mio corpo 
e data a qualcuno che ne ha bisogno, 
come un dono. 
Non voglio che il destinatario conosca il mio nome., 
compratemi un mazzo di fiori oppure pregate per me."

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