L'amore consiste non nel sentire che si ama, 
ma nel voler amare; 
quando si vuol amare, si ama; 
quando si vuol amare sopra ogni cosa, 
si ama sopra ogni cosa. 
Se accade che si soccomba a una tentazione, 
è perché l'amore è troppo debole, 
non perché esso non c'è: 
bisogna piangere, come san Pietro, 
pentirsi, come san Pietro, umiliarsi, come lui, 
ma sempre come lui dire tre volte: 
«Io ti amo, io ti amo, tu sai che malgrado le mie debolezze 
e i miei peccati io ti amo».
L'amore che Gesù ha per noi, egli ce l'ha dimostrato abbastanza 
perché noi possiamo crederci senza sentirlo; 
sentire che noi l'amiamo e ch'egli ci ama, sarebbe il paradiso; 
il paradiso, salvo rari momenti e rare eccezioni, 
non è per quaggiù.
Narriamoci spesso la duplice storia delle grazie 
che Dio ci ha fatto personalmente dopo la nostra nascita, 
e delle nostre infedeltà; 
vi troveremo – soprattutto noi che abbiamo vissuto 
per molto tempo lontani da Dio – 
le prove più sicure e più commoventi del suo amore per noi, 
come anche, purtroppo, le prove sì numerose 
della nostra miseria. 
C'è motivo per immergerci in una fiducia senza limiti del suo amore 
(egli ci ama perché è buono, non perché noi siamo buoni, 
le madri non amano forse i loro figli traviati?) 
e motivo per sprofondarci nell'umiltà 
e nella diffidenza verso di noi.

(Charles de Foucauld)

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