Emergenza Iraq. Ecco cosa abbiamo fatto
febbraio 18, 2015
Coperte, stufe, kit di prima accoglienza, invernali e alimentari:
sono oltre 9.800 le persone che siamo riusciti ad aiutare
con le prime distribuzioni effettuate a gennaio
grazie ai fondi raccolti per la nostra campagna di Natale.
Una campagna lanciata per fare appello ai nostri sostenitori
e provare ad aiutare le tante famiglie irachene
costrette a fuggire dalla nuova ondata di violenze
e a trovare rifugio nel Kurdistan iracheno,
dove lavoriamo da anni.
Richieste pensate sulla base dei tanti anni di lavoro in Iraq,
e del dialogo costante con le comunità che nel momento della necessità
ci hanno chiesto aiuto.
A loro ci siamo rivolti per capire di cose ci fosse più bisogno
per sostenere i circa 900 mila iracheni delle comunità cristiane,
yazide ,turcomanne, shabak sfollati.
Grazie all’aiuto di tante e tanti,
e alla scelta di Huffington Post Italia di sostenere
e promuovere la nostra campagna,
siamo riusciti a raccogliere 70mila euro.
Il 2014, per noi, si era chiuso con una buona notizia
che ci arrivava dai volontari e dagli operatori a lavoro in Iraq:
il successo delle prime distribuzioni di kit invernali,
effettuate proprio mentre dicembre giungeva al termine,
che avevano raggiunto 1.116 persone.
Coperte, vestiti caldi e stufe, portate casa per casa
nel distretto cristiano di Ainkawa (Erbil),
secondo le indicazioni che ci avevano dato padre Benoka
e i volontari che lavorano con lui.
Ma il lavoro è ricominciato subito, insieme all’arrivo del 2015:
nel mese di gennaio infatti abbiamo distribuito 1.083 kit igienico-sanitari
alle 7mila famiglie sfollate accolte nel centro diocesano Al-’Ailat Al-Muqaddasat
(“La sacra famiglia”) di Ainkawa,
creato da padre Benoka e da altri preti della diocesi siro-cattolica di Mosul,
anch’essi sfollati.
Parte dei fondi, poi, sono stati destinati a padre Jacob e a padre Jibra’il,
altre due persone che sono instancabilmente a lavoro dall’estate scorsa
per far fronte al meglio a questa nuova, ennesima emergenza.
Padre Jacob aveva bisogno di stufe per la comunità sfollata cristiana-ortodossa,
fuggita in massa dalla Piana di Ninive assediata dallo Stato Islamico.
Insieme a lui siamo riusciti a distribuirne 153 nel mese di gennaio.
Tante anche le persone che hanno trovato rifugio nel monastero di Deve Maria,
ad Al-Qosh, gestito dai monaci caldei che fanno capo a padre Jibra’il.
E’ stato lui a raccontarci, in una lettera,
le difficoltà che si sono trovati ad affrontare nell’aprire le porte
ad un numero imprevisto ed impressionante di persone bisognose di aiuto.
Grazie alle donazioni, siamo riusciti a contribuire in parte anche al loro lavoro,
distribuendo nelle settimane scorse cibo e aiuti alimentari
per 100 famiglie cristiane e yazide.
Parallelamente, per continuare a fronteggiare l’emergenza,
stiamo portando avanti diversi progetti in Iraq,
tra cui “Safe Emergency Response Programme to assist Iraqi minorities at risk”,
sostenuto dalla Caritas svizzera e dedicato in particolare alle minoranze
che hanno subito violenze e persecuzioni,
che tra i suoi interventi prevede anche distribuzioni di cibo,
coperte, kit alimentari, igienici e invernali,
che siamo riusciti a far arrivare, tra dicembre e gennaio, a 382 famiglie
fuggite dal Sinjar e rifugiate nei distretti di Dohuk ed Ebil.
Un intervento che è stato pensato per le famiglie particolarmente vulnerabili,
che hanno tra i loro membri persone malate, bambini piccoli, anziani,
che hanno difficoltà ad accedere alle cure mediche,
e che ci vedrà impegnati per tutto il 2015 a fianco dei nostri storici partner locali.
Ad oggi, anche grazie all’aiuto di tante e tanti sostenitori,
siamo riusciti ad assistere 40 mila persone.
Il nostro impegno non si ferma, e proseguirà per tutto l’anno a venire.
Seguici e continua a sostenerci!
http://www.unponteper.it/emergenza-ira-ecco-cosa-abbiamo-fatto/

Commenti
Posta un commento