Di mamma non ce n’è una sola

di Vincenzo Spadafora

Nessuno insegna ai genitori ad essere genitori. 
Nessuno stabilisce i requisiti della “mamma perfetta”, 
definizione che è più un’invenzione giornalistica 
o da opinionista televisivo di trasmissioni ad effetto.

Così vengono in mente pensieri, 
anche questi senza una definizione rigida: 
conta quello che si passa ai nostri figli, 
come li si fa crescere pensando a loro 
come persone e non come semplici 
prolungamenti di noi stessi, 
o come occasioni di rivalsa. 
All’esempio che diamo loro, ai diritti rispettati.

Nessuno è mamma per Dna, 
non c’è donna che nasca imparata, 
che sappia già fin da subito 
cosa fare e cosa no col proprio figlio. 
L’importante è dare, dare il massimo possibile 
e se non si hanno risorse (emotive e materiali), 
da qualche parte bisogna trovare 
la forza per chiedere agli altri. 
Non uso la parola “aiuto” perché sa troppo di carità, 
ma piuttosto complicità, sostegno, 
ascolto, confronto, vicinanza e accettazione.

Chi siamo noi per giudicare 
e dare i voti ad una mamma? 
Ne conosciamo il vissuto, 
la storia personale, le vulnerabilità? 
Una mamma si sperimenta ogni giorno 
e solo se è inserita in un tessuto 
sociale e famigliare strutturato 
riesce con più “facilità” 
nell’indefinito mestiere di genitore. 
Dunque ecco che entrano in scena, lo Stato, 
la scuola, i servizi sociali, il vicinato, 
le strutture di educazione e sostegno 
(dagli asili nido ai centri ricreativi), 
la televisione e i social come strumenti di divulgazione, 
formazione, cultura e passaggio dei valori.

Se una mamma è sola, debole 
vuol dire che qualcosa 
non ha funzionato in lei o nel contesto, 
e allora si può fare solo una cosa: 
non giudicare ma invece ascoltarla. 
E dopo, cercare le soluzioni 
per garantire al bambino una crescita sana 
sotto tutti i punti di vista
sostenendo anche la mamma 
in tutti i modi possibili.

Quante mamme “diverse” dall’immagine 
da Mulino bianco o da pasta Barilla, 
ci sono oggi: mamme single con difficoltà economiche, 
mamme in carcere, 
mamme di mariti reclusi (e dunque sole con i bambini), 
mamme lesbiche, 
mamme cadute in percorsi di dipendenza, 
mamme di famiglie allargate,  
mamme che arrivano da noi 
sbarcando sulle nostre coste, 
magari con una bambina partorita 
sul barcone dei disperati 
come è successo qualche giorno fa, 
mamme, mamme… sempre e comunque mamme,
anche mamme figlie della violenza subita  
e mamme orgogliose di crescere
le loro bambine da sole 
insegnando loro ad essere autonome, 
a chiedere rispetto agli uomini, 
a combattere contro stereotipi e retaggi culturali. 

Oggi, pensando alla festa della mamma, diciamo solo: 
festeggiamo le molte mamme, 
diversamente mamme.

Perché di mamma "non" ce n’è una sola.........

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