Il culto della Vergine nelle altre religioni
Cominciamo da Maria
di Gianni Epifani, Sacerdote rogazionista,
giornalista e regista della Santa Messa
di RaiUno
In un momento come quello che stiamo vivendo,
segnato da enormi difficoltà nel confronto interreligioso,
Maria rappresenta la via dell’incontro.
Proprio per questo, nel mese a lei dedicato,
abbiamo voluto raccontarne il culto nelle altre religioni
e presso altri popoli, con l’intento di dimostrare
che argomenti di dialogo tra chi professa credi diversi ci sono,
che quando si parla di Lei
non esistono scontri e l’armonia è unanime,
che questa figura può davvero unire.
La devozione a Maria, vergine e madre del Messia,
ci avvicina a tante professioni di fede e,
per quanto possa sorprendere,
crea un punto di contatto strettissimo anche con l’islamismo.
Un accostamento e una vicinanza
– quelli tra il credo coranico e il credo biblico –
che potranno stupire ma che invece sono più concreti di
quanto non si possa pensare.
Se li dovessi esprimere ricorrendo ad un’immagine,
li racconterei con un dipinto di Gentile da Fabriano:
la Madonna dell’umiltà.
La tavola, che raffigura Maria con il Bambino in grembo
ha una particolarità che ha fatto interrogare
i critici di ogni tempo.
Accanto ad un’iscrizione latina che evoca l’annunciazione
e decora il bordo del manto della Vergine,
compaiono caratteri cufici
– si riconoscono sull’aureola della stessa e lungo
il perimetro del lenzuolo su cui è adagiato Gesù –
che sono stati decifrati e sembrerebbero essere
versetti del Corano.
Due testi sacri, dunque, misteriosamente accostati
sotto il profilo dell’interpretazione iconologica,
che trovano un comune denominatore nella figura di Maria
e testimoniano la devozione di cui gode
in entrambe le confessioni.
Non c’è bisogno tuttavia
di arrivare fino al Quattrocento per comprendere
quanto sia importante la Vergine anche nei paesi arabi.
La tradizione vuole,
per portare un ulteriore elemento a supporto,
che circa mille anni
prima, una volta entrato nel santuario della Mecca,
dopo aver conquistato la città, Maometto abbia ordinato
che venissero distrutte tutte le immagini sacre
in esso custodite, ad eccezione di una:
quella raffigurante Maria con il Bambino in braccio,
icona che difese con il suo stesso corpo.
Naturalmente poi è lo stesso Corano a suggellare questo culto:
contiene infatti più sure e versetti su Maria
di quanto non faccia la Bibbia.
Come negare allora che Maria sia la donna dell’incontro?
È a lei che dobbiamo guardare perché porti
l’unità tra i popoli; è a lei che dobbiamo rivolgerci
per costruire la via della pace;
è a lei che dobbiamo affidarci perché ci aiuti a dialogare
e a capirci.
È un filo che tiene unite tante perle;
ciascuna ha il suo valore e il suo pregio,
ma solo insieme, annodate l’una all’altra,
acquistano una lucentezza che fa brillare il volto dell’umanità.

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