Fra Alberto Grandi
Domenica 14 giugno 2015
+ Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34
SPUNTI DI RIFLESSIONE
Il Vangelo di questa domenica ritorna
sull’immagine concreta ed illuminante del contadino
che semina del seme nel suo terreno;
immagine plastica carica di significati profondi
per la nostra vita cristiana,
richiamando la nostra attenzione
sulla precisazione che Gesù fa:
una volta seminato il seme, il contadino,
sia che “vegli” sia che “dorma”,
non incide sulla crescita dello stesso
perché il seme cresce da solo,
fino a portare il suo frutto nella spiga.
Anzi, se il contadino continuasse ad andare a vedere,
a scoprire il seme per verificare se germini,
ne ostacolerebbe il processo
e quindi comprometterebbe il frutto.
Il seme infatti, cresce indipendentemente
dalla preoccupazione del contadino
di voler a tutti i momenti e a tutti i costi
vedere se si schiude, se spunta, se esce dal terreno…
al punto che se il contadino
volesse addirittura anticiparne i tempi,
magari smuovendo il terreno,
al solo fine di aiutare il seme ad uscire meglio e prima,
otterrebbe l’effetto contrario;
impedirebbe al seme quel miracolo della fioritura
che solo nel silenzio, nella pazienza
e nel rispetto dei tempi e dei modi propri,
esso può realizzarsi!
Questo naturalmente è solo un esempio, un’immagine,
carica però di un forte significato esistenziale,
che ha tanto da dire alla nostra vita cristiana!
Dalla legge naturale della fioritura infatti
l’uomo impara davvero tanto,
impara la legge della pazienza,
della fiducia nella provvidenza,
dell’attesa serena e libera,
capace di gestire la logica mondana del “tutto e subito”!
Vediamo insieme come…
Iniziamo dalle immagini: sappiamo che il seme è la Parola di Dio,
il campo è il nostro cuore, e i contadini siamo noi,
che ci prendiamo cura di questo seme seminato nel nostro cuore!
Non è la preoccupazione e l’ansia di vedere i risultati
che la Parola di Dio opera nella nostra vita
a caratterizzare la nostra esperienza cristiana;
non è il voler a tutti i costi forzare la fioritura in noi
e negli altri il segreto del cristianesimo;
non è aver fretta ed anticipare
ciò che la Parola opera con calma e pazienza
nel cammino di fede.
Questa è mentalità mondana,
che risponde alla domanda del famoso detto latino
“do ut des”, del faccio per ottenere;
che risponde al bisogno tutto umano
del vedere subito i risultati, gli esiti, e così calmare l’ansia!
In fondo è la legge del mercato:
il maggior profitto con il minor costo,
e nel minor tempo possibile!
Questa legge è soggetta all’interesse, al calcolo, al merito,
e quindi molto lontana dalla gratuità, dalla libertà,
dal dono slegato dall’interesse;
se è vero che questa logica può funzionare
nell’ambito lavorativo (se lavoro ho diritto ad un salario,
per vivere), non funziona però con Gesù!
Facciamo degli esempi…
1- Io credo in Gesù e mi impegno tanto!
Bene, molto bene…
però voglio vedere i frutti di questo impegno,
e anche presto, se no mi scoraggio;
voglio toccare con mano quanto mi convenga,
sia bello e gratificante, se no non lo faccio…
2- Prego e faccio sacrifici per Gesù!
Bene, molto bene…
però voglio vedere i risultati della mia preghiera,
voglio vedere l’intervento di Gesù a mio favore,
concedendomi, subito, o quanto prima,
ciò che gli ho chiesto;
Gesù deve utilizzare la sua potenza
che opera prodigi per me o per chi ho pregato…
3- Faccio e dico tanto per gli altri!
Bene, molto bene…
però voglio vedere subito i risultati:
mi ascoltano, fanno quello che dico,
cambiano vita subito, mi ringraziano,
sono docili e disponibili,
subito o quanto prima,
a fare ciò che dico loro…
Gesù ci libera da questa mentalità troppo di mercato
per aiutarci a fidarci nella potenza
che la Parola di Gesù ha in se stessa!
L’efficacia del Vangelo
non dipende infatti dalla nostra bravura
o dalla nostra efficienza
e nemmeno dalla nostra fretta e impazienza…
la Parola ha in sé la forza di portare frutto
e in sé i tempi per portarlo alla luce!
E noi allora cosa dobbiamo fare?
Stare lì inerti?
A noi Gesù chiede di accogliere la sua Parola
con calore e disponibilità, come il terreno accoglie il seme,
e di tenerla lì, nel grembo caldo del nostro cuore,
per lasciare che, piano piano,
lo trasformi dal di dentro,
senza forzature o verifiche immediate!
La Parola ci chiede di essere accolta
e custodita nel rispetto paziente dei suoi tempi e dei suoi modi,
senza pretese miracolistiche di cambiamenti a buon mercato,
per noi e per gli altri.
Se abbiamo la pretesa che
in un sol colpo tutto in noi cambi,
non facciamo altro che manipolare, che forzare,
che indurre e quindi frenare la forza implicita
che la Parola sprigiona!
Così anche nei confronti degli altri:
se ho la pretesa che,
dopo aver loro testimoniato in parole ed opere,
il Vangelo questi, d’un colpo, si convertano e cambino,
sto solo forzando l’efficacia della Parola
ed ostacolando il cammino, spesso faticoso,
di graduale accoglienza e integrazione della Parola stessa.
La conversione, nostra e degli altri, si verifica
non perché la forziamo o la rendiamo efficiente
con la nostre strategie, ma perché Gesù ce l’ha donata!
Non è sforzo o merito, ma dono di Dio!
Ed attende solo di essere accolto e custodito con disponibilità.
A suo tempo, se custodita con calore e cura,
questa porterà frutto, come a suo tempo
si miete il seme diventato spiga.
È un grande invito che Gesù ci fa alla fiducia
più nella potenza della sua Grazia
che nella efficienza delle nostre strategie
o delle nostre impazienze!
A noi il compito di aprire il nostro cuore a questo dono,
non di manipolarlo;
a noi il compito di accoglierlo con disponibilità e docilità;
a noi il compito di testimoniarlo,
non di imporlo!
Buonissima domenica di cuore a tutti carissimi amici

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