UNA VITA CONTRO L’AIDS
La scomparsa di Mauro Moroni, avvenuta lo scorso 21 luglio,
lascia un vuoto incolmabile
nel mondo della lotta all’Aids italiano e mondiale.
La sua figura è stata capace di unire scienza e umanità,
azione politica e gestione sanitaria,
autorevolezza e capacità di ascolto;
nessuno come lui è riuscito a creare
questa sinergia sorprendente, soprattutto se si considera
che la sua opera copre un arco temporale
che va dalla fine degli anni 70 fino ai nostri giorni.
La formazione
Dopo la laurea in Medicina e chirurgia nel 1962
e la specializzazione in Medicina interna,
Mauro Moroni segue l’anno successivo
il corso annuale di Microbiologia all’Istituto Pasteur di Parigi,
lo stesso dove vent’anni dopo
verrà isolato il virus dell’immunodeficienza umana.
A Parigi, Moroni lavora e pubblica soprattutto
sulle infezioni batteriche.
Rientrato in Italia,
dopo un anno in Malattie Infettive a Sassari
insieme al suo professore Zanussi,
prima di vincere il concorso come Professore ordinario
di Malattie Infettive nel 1981,
opera come assistente universitario
presso la Clinica Medica dell’Università degli studi di Milano.
Come ricorda lui stesso in un numero di Anlaids Notizie
dedicato ai movimenti giovanili di quegli anni,
«nel ‘68 avevo 30 anni, ero sposato, avevo un figlio e mezzo,
ero assistente prima volontario a zero lire poi ordinario,
arrotondavo con le mutue,
traducendo libri dall’inglese e con le sostituzioni d’estate.
Non avevo più l’età per partecipare al movimento,
avevo dei problemi che erano molto contingenti.
Però l’ho guardato con una certa simpatia
per quello che ritenevo stesse alla sua base,
cioè un bisogno di cambiamento, nella scuola, nell’università,
nella famiglia intesa come istituzione gerarchica e chiusa,
nella società e nella politica».
In quel periodo, collocabile tra la fine degli anni 60
e la seconda metà degli anni 70,
presso la Clinica di Malattie infettive di Milano
si formano molti giovani infettivologi
che ancora oggi rappresentano l’eccellenza italiana e mondiale:
con Moroni ci sono Adriano Lazzarin, Massimo Galli,
Antonella d’Arminio Monforte e altri ancora.
Il reparto è collocato in una struttura antiquata,
composta da piccoli padiglioni con quasi trecento posti letto;
sembrano troppi per investire in un rammodernamento
nelle condizioni degli anni 70.
Così nel 1979 il gruppo si trasferisce al Sacco
con a disposizione un minor numero di letti,
proprio negli anni in cui a Milano
si registra una esplosione dei casi di epatite
(lo testimoniano anche le pubblicazioni
firmate da Mauro Moroni
in quel periodo, come l’articolo “Non-A,
non-B hepatitis in Milan”
pubblicato su Lancet nel 1981).
I primi anni dell’Aids
L’emergenza epatite viene presto
affiancata all’inizio degli anni 80
dai primi casi della misteriosa malattia
che uccide tantissimi giovani senza che si riesca a capire
né da cosa sia provocata né come aiutare chi ne viene colpito.
È l’arrivo dell’Aids.
Mauro Moroni affronta queste emergenze
con l’approccio che contraddistinguerà tutto il suo operato
per più di tre decenni:
non solo offrire la migliore assistenza sanitaria disponibile,
ma anche accogliere le persone come sono,
senza giudicare il loro stile di vita.
«Quando a partire dal 1983 cominciarono
a presentarsi i primi casi di Aids –
racconta Antonella d’Arminio Monforte –
i letti del Sacco erano ampiamente insufficienti
per gestire la situazione.
Noi cercavamo di offrire quello che potevamo:
accoglievamo, ricoveravamo, cercavamo di trattare
con le poche possibilità che c’erano.
Ma quello che è stato fondamentale
in quella situazione drammatica è stato l’atteggiamento
non criminalizzante e che rifiutava
ogni ghettizzazione voluto da Moroni».
Nessuno dimentica che nei primi anni 80 il panico
generato dall’epidemia di Aids è tristemente accompagnato
da un atteggiamento di discriminazione molto forte:
molte persone, comprese purtroppo
alcune con responsabilità politiche o con compiti assistenziali,
pensano che chi ha contratto la malattia
“se l’è cercata” conducendo uno stile di vita
al di fuori della “normalità”.
Alcuni vedono addirittura l’Aids come una “giusta punizione”
per l’uso di droghe o la promiscuità sessuale,
soprattutto in riferimento ai rapporti gay.
E c’è persino chi considera un inutile spreco di risorse
ricoverare e dare assistenza a chi viene colpito dalla malattia!
Davanti a questi atteggiamenti Mauro Moroni
risponde con un rigore etico straordinario;
fa notizia la sua dichiarazione, ripresa da molti giornali,
in cui si dice disposto a salire sulle barricate
per difendere il diritto dei malati ad essere ricoverati e assistiti.
La fondazione di Anlaids e gli anni 80
Le difficoltà da affrontare in quel periodo sono tantissime
e anche per questo nel 1985 Mauro Moroni
accoglie l’invito di Fernando Aiuti di fondare
l’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids.
Anlaids sarà uno strumento chiave per gestire le difficoltà
che si incontrano nel contrastare l’Aids in quegli anni:
la mancanza di risorse per poter gestire l’emergenza
spinge Aiuti e Moroni ad un lavoro assiduo
presso il ministero della Salute
– diretto da Carlo Donat-Cattin dal 1986 al 1989
e poi da Francesco De Lorenzo dal 1989 al 1993 –
per il varo di quella che sarà la legge 135/90,
ancora oggi considerata una pietra miliare per la lotta all’Aids.
Ma intanto migliaia di giovani vengono accolti nel reparto del Sacco
e in tutti i reparti di infettivologia senza che i medici
possano offrire loro un trattamento efficace:
nel decennio che va dal 1985,
anno in cui diventa disponibile l’AZT, al 1995,
quando arriveranno gli inibitori della proteasi
e la terapia di combinazione,
sono tantissimi i giovani che muoiono senza che i medici
possano fare nulla per aiutarli.
«Non era infrequente avere tre o più decessi al giorno in reparto,
con un’età media sotto i trent’anni» ricorda Massimo Galli.
Questo porta anche tanti operatori sanitari
a vivere con enorme dolore la loro professione,
tanto che alcuni di loro abbandonano i reparti di malattie infettive
per altre occupazioni.
Per gestire questo disagio, Mauro Moroni organizza al Sacco
dei gruppi Balint – dal nome del medico ungherese che li ideò –
coordinati da uno psicologo:
«Era una iniziativa che serviva a gestire
il lato umano della professione
– riferisce d’Arminio Monforte –
Medici e infermieri potevano tirare fuori le loro angosce
e spesso si finiva tutti in grandi pianti».
Lo scenario cambierà solo a metà degli anni 90:
«Con l’introduzione delle terapie di combinazione
– testimonia Massimo Galli –
la mortalità crolla e l’aspettativa di vita
si avvia a somigliare a quella dei coetanei Hiv negativi:
ma c’è un ulteriore prezzo da pagare,
la tossicità dei farmaci di prima generazione.
Il gruppo diretto da Moroni
è tra i primi a livello internazionale
nel riconoscere gli effetti indesiderati della terapia
e nell’intervenire per contenerli».
Comprendendo l’importanza del contributo
che le associazioni possono dare nella lotta all’Aids
e la necessità di un coordinamento sovra-nazionale,
nel 1991 Moroni contribuisce anche alla fondazione
della European AIDS Clinical Society.
Nel 1992, in qualità di presidente della sezione lombarda di Anlaids,
lancia a Milano la mostra-mercato Convivio
nata da una idea di Gianni Versace:
si tratta del più grande evento di raccolta fondi e sensibilizzazione
per la lotta contro l’Aids in Italia al quale contribuiscono
tantissimi personaggi della moda,
da Gianfranco Ferrè e Giorgio Armani a Valentino.
L’impegno per la ricerca
Nel 1990, con l’istituzione
della Commissione Nazionale Aids,
Moroni ne diventa membro:
avrà ruoli di consulenza presso il Ministero della Salute fino al 2013,
anno in cui annuncia di voler lasciare la vice-presidenza
della Commissione nazionale che aveva preso insieme
a Barbara Ensoli nel 2010.
Grazie ai finanziamenti messi a disposizione della legge 135,
i primi anni 90 vedono anche dei rinnovamenti
nei reparti di malattie infettive.
Al Sacco viene realizzato nel 1991 il nuovo padiglione
e nel 1993 il laboratorio per la ricerca:
Moroni infatti sa bene che per fermare l’Aids
la scienza deve fare passi avanti sostanziali rapidamente.
Per questo motivo lavora presso il Ministero
perché vengano istituiti dei fondi
per sostenere la ricerca scientifica sull’Hiv.
Il programma viene istituito nel 1988 e,
su pressione proprio di Moroni e Aiuti,
la gestione del fondi viene affidata
all’Istituto Superiore di Sanità
dove opera Giovanni Battista Rossi,
persona di grande capacità che lascerà anche lui segni indelebili
nella storia della lotta all’Aids in Italia.
Mauro Moroni farà parte della commissione chiamata a valutare
i progetti di ricerca candidati al finanziamento ma,
come ricorda Claudia Balotta,
«l’indicazione assolutamente da seguire per noi
che lavoravamo nel suo dipartimento
era di non chiedere 5 lire più del necessario».
Quando negli anni 2000 il programma di sostegno
alla ricerca sull’Aids
è stato praticamente prosciugato,
Moroni è stato sempre pronto ad aderire alle iniziative,
come quella lanciata da Guido Poli,
per la ripresa degli investimenti in questo campo.
E tra i tanti impegni di Mauro Moroni per la ricerca
non si può non ricordare la fondazione nel 1997
della Italian Cohort Naive Antiretrovirals (ICONA),
una della più importanti fonte di dati
sull’uso della terapia antiretrovirale a livello europeo.
Dal 96 ai nostri giorni
Nel 1996 il reparto del Sacco diretto da Moroni
è il primo in Italia ad usare i nuovi inibitori della proteasi
che cambieranno drasticamente
il decorso dell’infezione da Hiv:
Antonella d’Arminio Monforte
riferisce che la prima persona trattata
con i nuovi farmaci in quell’anno –
un uomo affetto da sarcoma di Kaposi diffuso
e con 5 cellule CD4 per millimetro cubo –
è deceduto nel 2015 all’età di quasi 80 anni
per cause non riconducibili all’infezione da Hiv.
I suoi impegni istituzionali si susseguono anche negli anni successivi:
dal 1997 è membro della Consulta scientifica sull’Hiv/Aids
del Ministero della Salute, dal 1999 rappresentante di parte CNR
nel Comitato tecnico-Scientifico con UNESCO,
nel 2001 viene nominato esperto
della Unità di Crisi del Ministero della Salute,
l’anno successivo entra nel Consiglio Superiore di Sanità
dove viene nominato vice-presidente della Sezione III.
Nel giugno 2013 subentra a Fiore Crespi
alla presidenza di Anlaids Nazionale,
dopo aver ricoperto il ruolo di vicepresidente per diversi anni.
Del suo operato nell’associazione parla l’attuale vice-presidente
Bruno Marchini nel suo editoriale.
Molti giovani e meno giovani infettivologi
ricorderanno Mauro Moroni
anche per il libro di testo “Malattie infettive”
scritto con Roberto Esposito e Spinello Antinori
e pubblicato da Masson: un manuale,
uscito in prima edizione negli anni 80
e costantemente aggiornato e rinnovato
fino all’ottava edizione dello scorso anno,
che costituisce ancora oggi
un punto di riferimento imprescindibile
nello studio di questa disciplina.
articolo originariamente apparso su Anlaids ByMail n. 76 di luglio 2015

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