Unity in diversity. Sulle tracce di La Pira oggi.




I media hanno pressoché ignorato l’evento “Unity indiversity” svoltosi il 5-8 novembre a Firenze che invece ci pare altamente significativo e pregno di speranze, soprattutto dopo gli ultimi tragici atti terroristici.
Mi riferisco al meeting internazionale che per quattro giorni ha riunito a Firenze oltre 60sindaci e personalità provenienti da tutto il mondo, comprese molte zone di guerra, per parlare di pace, dialogo e fratellanza tra i popoli: dalle municipalità della Palestina aquelle degli stati balcanici, da Kobane in Siria a Herat in Afghanistan, da Nazareth a Juba, da Kiev a Mogadiscio, da Baghdad a Tunisi.

L’evento è stato voluto dal sindaco di Firenze in occasione dell’anniversario della scomparsa di Giorgio La Pirae a sessant’anni dal convegno da lui organizzato nel 1955, quando era sindaco di Firenze. La Pira, in piena guerra fredda, con i rischi reali di una terza guerra mondiale, convoca i sindaci delle città capitali del mondo: vennero in tanti, dagli USA, dall’URSS ed anche dalla Cina allora non riconosciuta dai governi occidentali.
Il convegno dei giorni scorsi ha ripreso il leitmotiv del 1955: riconoscere le diversità come una ricchezza e non come motivi di scontro.
“Le città possono e devono essere l’argine pacifico ai conflitti e al terrorismo. Noi sindaci abbiamo una forza incredibile, ma talvolta non ne siamo consapevoli, spesso non la utilizziamo. Se uniamo le nostre forze possiamo far prevalere questa voglia di costruire contro la cultura della distruzione”.
Come segno concreto il sindaco di Firenze lancia la proposta subito accolta di ricostruire il Centro culturale di Kobane distrutto dall’Isis, un luogo simbolo dell’urgente ricostruzione della città: “L’arma più potente che abbiamo contro la guerra è la cultura: e le città, in quanto testimonianze viventi di cultura, non possono che agire da protagoniste in questa battaglia. Lo scopo di questo incontro internazionale è anche quello di condividere, come sindaci, un’iniziativa forte e corale per proteggere e accrescere il patrimonio culturale, affermando la cultura come strumento di pace, e rivolgendoci in questo alle organizzazioni internazionali e ai governi degli Stati”.

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