GIORNATA MIGRANTI, LA SCUOLA PISACANE MOSTRA 
LA SUA RICETTA CONTRO IL RAZZISMO

La Pisacane è il simbolo del multiculturalismo romano: gli studenti provengono da 19 Paesi differenti. Sui banchi siedono italiani, bengalesi, indiani, cinesi, filippini, rumeni, ucraini, marocchini, honduregni, moldavi, colombiani, egiziani, peruviani, albanesi nepalesi, siriani, brasiliani, ghanesi e equadoregni. Avrebbe voluto un po’ più di Italia nella scuola Maria Stella Gelmini, quando nel 2010 firmò una circolare che fissava il 30% del tetto di alunni stranieri per ogni classe. Cinque anni fa la scuola Pisacane, frequentata da quasi il 70% di studenti non italiani, ha rischiato di chiudere. “Con alcuni genitori ci siamo detti che la scuola doveva invece diventare un laboratorio di intercultura”, racconta il regista Andrea Segre che conosce bene la Pisacane perché sua figlia ha frequentato le elementari qui. L’esito è storia conosciuta. “La Pisacane non ha chiuso grazie alla tenacia di genitori, insegnanti e associazioni di quartiere e oggi è un polo multiculturale”, spiega Maria Grazia Cascio insegna alla Pisacane da quasi dieci anni. Le sue classi sono un mosaico di culture, lingue e nomi diversi. Una scuola dove si insegna, si impara, si costruisce l’infanzia, come in tutte le altre scuole. Solo, con bambini che parlano anche altre lingue oltre l’italiano.

“Mia figlia era in classe con quindici compagni di origine non italiana. Se avessi visto ritardi formativi l’avrei spostata, perché la priorità è l’educazione, ma ci siamo trovati benissimo ora è alle medie ed è a un livello assolutamente paritario rispetto ai compagni”, dice Andrea Segre. D’altra parte, “la qualità di insegnamento non dipende dalle diverse culture ma da chi fa l’insegnamento”.

Un lavoro di squadra tra genitori insegnanti, e uno scambio tra scuola e territorio per questa giornata del 18 dicembre. “Siamo presi d’esempio positivo di integrazione attiva. Le polemiche che ci sono state sul Natale ci hanno stupito, per noi si festeggia tutti insieme. Qui atei, musulmani, cristiani o qualsiasi altra religione è benvenuta e trova il suo spazio”, dice Maria Coletti che quattro anni fa ha iscritto qui la figlia e che è presidente dell’Associazione Pisacane 011.

“In un quartiere come Tor Pignattara che ha bisogno di spazi culturali e di incontro e che spesso soffre della mancanza di servizi, si stanno trovando grandi risorse nelle rete fatta di associazioni, operatori sociali, genitori, insegnanti. Italiani e stranieri”,continua Maria Coletti. Oltre alla Giornata contro il razzismo di oggi, 18 dicembre, nel quartiere c’è la Festa della Marranella, il Karawan Fest sul cinema dei migranti, l’impegno per la riapertura del Cinema Impero. Insomma, “tutti progetti per far sì che le persone si incontrino in sicurezza, serenità e voglia di fare qualcosa insieme”, conclude.
Vania Borsetti insegna alla Pisacane dal 2008, quella che lei chiama un laboratorio eccezionale di umanità. “Servirebbero tantissimi laboratori di L2, insegnamento dell’italiano, perché sono insufficienti, ma si riesce comunque a fare tutto” racconta. “La didattica è estremamente differenziata e l’apprendimento della lingua avviene a livelli differenti. Ad un certo punto però, che coincide con la quarta classe più o meno, si è tutti simultaneamente sintonizzati su uno stesso livello di comprensione”. Anche la scrittrice Igiaba Scego, partecipa alle attività della scuola, portando qui la sua arte. Quasi un dovere civico per lei nata in Italia da genitori somali. “Mi sono identificata con questi bambini perché sono anche io italiana di seconda generazione. Vorrei far capire agli studenti che un afro discendente può anche fare lo scrittore, fare del cinema, essere artista. In questo periodo percorso da razzismo che vuole dividerci dobbiamo saper costruire società coese”.

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