24 febbraio 
MERCOLEDI' DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA

Quando sarò veramente piccolo allora sarò grande come Dio. 

E' molto conosciuta la scena dei discepoli che litigavano per contendersi i primi posti. 
E' quanto avviene spesso tra gli uomini, ancora oggi. 
Gesù, prendendo fra le braccia un bambino, disse: 
"Se non diventerete come questo bambino, non entrerete nel regno dei cieli". L'insegnamento è molto chiaro. 
La vita nuova esige che si sia come "bambini" 
ossia che si pratichi la via della "infanzia spirituale". 
Gesù aveva anche detto che è più facile che un cammello 
passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli. 

Il messaggio sulla "piccolezza" è difficile ma indispensabile 
se si vuole mirare alla "conformità" a Cristo. 
È un messaggio di grande coerenza: 
colui che è disceso dal cielo, facendosi piccolo, 
potrà accogliere nel suo regno soltanto 
coloro che si sono fatti piccoli. 
In cielo, nel regno della grande sapienza e felicità, 
non contano né le ricchezze, né i titoli, né le benemerenze. 
Vogliamo interrogarci sulla "piccolezza" o sulla "infanzia spirituale". 
Piccolezza non è assolutamente infantilismo né svenevolezza. 
Piccolezza è una grande conquista dello spirito umano. 
Quando si è consapevoli di quello che si è, 
si comprende che per raggiungere la "statura del Cristo" 
occorre farsi piccoli, occorre "svuotarsi". 
Dio si è fatto piccolo per potere offrire a tutti 
la possibilità di stare con lui. 
Non è facile farsi piccoli. 
Anche il bambino sogna il momento della sua crescita. 
Ma nella scienza evangelica è pur sempre vero che 
"è necessario che egli cresca ma che io diminuisca" (Gv 3, 10). 

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