Lo schiaffo della Chiesa alla ndrangheta:
ripartono le processioni senza inchini ai boss

Nella diocesi di Oppido-Palmi, dopo due anni,
nel giorno di Pasqua si riabilitano i riti 
con un nuovo codice comportamentale 
imposto dalla diocesi.
Ecco le regole per comitati e portatori

GELSOMINO DEL GUERCIO/ALETEIA

Dal giorno di Pasqua nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi
in Calabria, saranno ripristinate le processioni 
dopo due anni a seguito dell’inchino della statua della Madonna davanti all’abitazione di Beppe Mazzagatti
boss mafioso condannato all’ergastolo 
e messo ai domiciliari per motivi di salute 
(Avvenire, 25 marzo).

CONTROLLI SENZA SOSTA
frutto di un lavoro di commissione nominata dal presule 
e di “un lungo iter redazionale maturato – spiega la diocesi – 
in una collegialità di interventi”.
La commissione continuerà, su volere di Milito, 
a seguire l’applicazione delle norme “comportamentali” 
da seguire in occasione dei cortei religiosi e delle processioni 
(Agensir, 25 marzo).

LE NORME PER I PORTATORI
Nella seconda parte del decreto, 
– sono chiamati ad essere formati e consapevoli 
del “prezioso contributo che essi danno per il decoro 
e la crescita della comunità di appartenenza” 
nella misura in cui “si lasciano guidare dalle norme 
e dalle indicazioni della Chiesa

– devono comprendere che “il primo servizio 
è sapersi esaminare onestamente 
e farsi avanti con animo retto e coscienza pura”.

– bisogna evitare “presenze improvvisate 
e pretendenti ruoli ai quali non si è debitamente preparati”

– è necessario giungere a una vera e propria 
spiritualità del portatore” 
che faccia maturare il proprio cammino di fede.

“UN ATTO D’AMORE PER LA CHIESA”
Due anni fa il vescovo Milito, sospendendo le processioni, 
in una lettera alla diocesi dal titolo 
Un atto d’amore per la nostra Chiesa tra passato e futuro” scriveva che si trattava di un «convinto e preciso gesto di cautela, di invito alla riflessione e al silenzio, 
di cui in questo momento tutti abbiamo bisogno. 
Nessuno, pertanto, è autorizzato a vedervi 
un gesto di sfiducia o di giudizio 
verso coloro che alle processioni contribuiscono 
con dedizione e rettitudine. 
Il bene di tutti e la serenità degli animi 
richiedono a volte sacrifici immediati, 
seppure temporanei».

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