Mi chiamo Borhan, ho 27 anni e fino a un anno fa vivevo nel campo di Yarmouk, vicino Damasco, uno dei più colpiti durante la guerra. Lei è la piccola Nawal, la figlia orfana di un mio amico, rimasto ucciso durante i bombardamenti. Ha solo 9 anni e ha già perso tutto. Anche io ho perso tutto. Ho svenduto la mia casa per soli 20 mila dollari e sono partito perché la mia vita non esisteva più. Anche andare a comprare il pane era diventata una decisione di vita o di morte. Ho speso 7.000 dollari, e altri 3.500 per "il viaggio" Nawal, per raggiungere la Grecia, stivati come merce nella panca arrugginita di un cargo, insieme ad altre 300 persone. Ci avevano avvertiti che viaggiare in mare era molto rischioso, i barconi si ribaltano spesso e si muore come dei topi intrappolati. Ma ci sono anche meno possibilità di essere presi e noi non potevamo permetterci di tornare alle nostre misere vite. Seduti vicino al motore, io e la piccola Nawal non riuscivano a respirare, vomitavamo, i bambini piangevano, e chiedevano di uscire per prendere un po’ di aria. Non c’era cibo, né acqua, e delle persone sono morte davanti ai nostri occhi. Non so ancora come, ma ne siamo usciti vivi, io e la piccola Nawal. Siamo in Germania ora, ci siamo arrivati dopo giorni di viaggio in un camion, imballati come in una scatola di sardine, trattati come dei schiavi. Ora siamo qui, con la gambe ancora anchilosate e il pensiero rivolto ai nostri amici che non ce l’hanno fatta, ma ci riteniamo fortunati, perché, nonostante tutto, la piccola Nawal avrà un futuro*. |
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L’umiliazione che Gesù ha subito nel giorno della Passione è estrema, così come sono estremi i drammi che questi nostri fratelli quotidianamente devono sopportare. Quanti “venerdì di Passione” dovranno ancora subire?
La Pasqua sia per te e per ciascuno di noi un cammino di riscoperta, dove Gesù vive, soffre e muore in ogni persona. Ti auguriamo di vivere in questa luce la risurrezione del Signore. |
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