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Una firma per bloccare la tassa che finanzia l’aborto
di Marco Respinti

L’Organizzazione delle Nazioni Unite sta cercando d’imporre al mondo
una odiosa tassa globale per finanziare l’aborto
in barba alle nostre libertà
e il Catholic Family and Human Rights Institute,
più noto come C-Fam, in collaborazione con LifeNews.com,
lancia una petizione online (https://c-fam.org/stop-un-global-tax/)
La tassa è nell’aria dal 2011, fa parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile
calendarizzati dal Palazzo di Vetro
per il periodo 2015-2030 ma definiti da C-Fam
«da anni il documento globale più importante
e forse più pericoloso», e sarà in discussione
al World Humanitarian Summit in programma a Istanbul in maggio
con l’intento di sottrarre il finanziamento dell’aborto mondiale
alla volontà democratica dei cittadini dei Paesi membri
delle Nazioni Unite e di rendere insindacabile il modo
in cui viene spesa una parte ingente del denaro pubblico.
L’Onu vive infatti solo dei contributi volontari dei Paesi membri
e questo è ciò che la burocrazia delle Nazioni Unite odia di più.
Con una bella tassa indipendente dalle cancellerie del mondo
il problema verrebbe risolto.
Una tassa su cosa?
Sulle transazioni finanziarie mediante imposte e accise
a carico del consumatore;
sui cambi di valute a spese dei cittadini ogni volta che si viaggia
in Paesi battenti moneta diversa;
e sui biglietti aerei pagati di tasca propria dalla gente normale.
Ciò cui si sta pensando è insomma una Onu
dotata di vita propria e in grado di fare quel che vuole
senza più dover rendere conto ad alcuno.
Ma come ci si può concretamente riuscire?
«Si dovrà anzitutto trovare un accordo tra Stati»,
dice a La Nuova Bussola Quotidiana,
fondatore e direttore di C-Fam.
«Potrebbe per esempio avvenire su base regionale,
e in Europa ci si è già arrivati vicino una volta.
Il fatto più allarmante è però che negli ultimi anni
la proposta è già stata avanzata tre volte nel corso
di altrettante discussioni importanti.
Sta decisamente diventando una priorità».
Possibile che nessuno Stato reagisca,
magari semplicemente sulla base
del principio di sovranità nazionale?
«La mia speranza è esattamente quella;
contiamo proprio su questo:
una reazione decisa di un numero sufficiente di Paesi.
Vi si potrebbe poi aggiungere la protesta dei Paesi
preoccupati dall’effetto che un tassa simile
avrebbe sulle economie loro e del mondo intero».
E come può una semplice raccolta di firme boicottare
un’iniziativa tanto potente?
«Una petizione firmata da un numero congruo di persone
sarebbe l’espressione di una volontà popolare capace poi
d’incidere concretamente su chi prende le decisioni
nei gabinetti di governo.
Lo scopo della nostra petizione è del resto
quello di aumentare il livello della consapevolezza
così che la gente comune possa essere adeguatamente informata
di quello che sta accadendo per fare pressione
sui parlamenti e sulle amministrazioni delle proprie nazioni.
Occorre che firmino tutti, adesso».
https://c-fam.org/stop-un-global-tax/
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