Per arrivare in orario certe volte è necessario salire sul treno successivo. La differenza non sarà questione di tempo ma d’aver colto il bersaglio: gustarsi la luna di pomeriggio. Lui, negli anni del liceo, assomiglia al sole: al suo passaggio si alza un’iradiddio di oche. Lei, in virtù della teoria-della-serratura, agli occhi di lui è poco più che una fesseria: di pomeriggio si esce a contemplare il sole, non si perde tempo a guardare la luna. Che ognuno vada per la sua strada: «Tieniti le gatte morte. Alle leonesse ci pensano i leoni». All’indomani della maturità, incontrandosi in treno, ammetteranno a se stessi che una risposta giusta, data nel momento sbagliato, è una risposta sbagliata: loro due erano quelli giusti nel momento sbagliato. L’amore era altro: “Trovarsi senza cercarsi”. È il sole che abbraccia la luna: l’eclissi. Ne Il pomeriggio della luna per fare ordine è prima necessario fare disordine. Perché l’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare: «Luna di pomeriggio è la più bella frase mai scritta in italiano».
«Amare l’uomo quando meno lo merita è rimettere mano a strade scomparse dalle mappe»: questo il senso de Il pomeriggio della luna, l’ultimo romanzo scritto da don Marco Pozza ed edito da Aracne. Un invito, raccolto da un’espressione di Italo Calvino, a non arrendersi di fronte all’abitudine, ma a saper scavare un po’ più in profondità di fronte a situazioni ed occasioni che la vita ci offre, perché diventino nuove opportunità di crescita, nell’autenticità. Perché non c’è bellezza che non richieda - e, forse, esiga! - una dose d’imperfezione, per potersi accendere di verità. Perché, nonostante tanti insistano che nel passato non si possa più ritornare, alle volte, un perdono totale può creare nuovi sentieri, nelle savane inesplorate del cuore!
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